venerdì 28 dicembre 2007

dopo la donna scheletro

mi e' capitato oggi, durante il massaggio, di ripensare alla fiaba della donna scheletro. cosi' ne racconto un'altra :

c'era una volta una bambina che abitava in un castello di vetro .
il castello era immacolato e brillava di una lucentezza quasi accecante.
la bambina, di nome raphael, poteva uscire ogni pomeriggio per giocare nel bosco che circondava il grande palazzo. indossava dei pantaloncini marroni , una maglia stretta stretta e calzava un paio di stivaloni di due misure piu' grandi. raphael giocava nel bosco e i suoi amici erano formiche, lucertole e tutte le creature che vivevano nella terra. si perdeva a chiacchierare con loro. quando era triste saliva sui rami di un albero altissimo , che arrivava fino al cielo. poteva restare per tutto il pomeriggio sospesa a mezz'aria a guardare la terra che stava giu e il cielo sopra la sua testa. in quei momenti il tempo smetteva di scorrere.
passavano gli anni e raphael si trovava sempre in quel luogo. il palazzo di vetro aveva in se' un 'aria rarefatta e fresca. lucertole e formiche diventavano sempre piu' piccole e l'albero venne tagliato. c'erano molte cose da fare. tante scatole di cartone da aprire e da chiudere e raphael occupata nell'attivita' di riordino, non si accorgeva dell'esistenza del tempo e del movimento costante delle sue lancette.
un giorno vide alla fine del bosco un piccolo cancello arrugginito. la porta del cancello era aperta a meta'. ci penso' alcune notti , nel suo lettone comodo e caldo, infine prese la decisione: l'indomani sarebbe andata a vedere .
la mattina presto prese due cose dal frigo. il formaggio dell'alpe e un succo alla pesca. li mise dentro al fazzoletto , come faceva remi', che attacco' al bastone che appoggio' sulla spalla. parti'- arrivo' al cancello e guardo' dall'altra parte. non si vedeva niente perche' una fitta siepe copriva lo sguardo verso l'orizzonte. decise di andare, si infilo' fra i rami fitti, lotto' un po' ed infine l'attraverso'. vide mille colori. mille alberi grandi e piccoli, tante figure che sembravano umane che andavano in mille direzioni diverse. il cielo sulla testa di nuvole e sole. una cascata di acqua e di fiori, pozzanghere in terra, un buco di lato , una bicicletta. raphael rimase in silenzio, allibita e un po' ebete. non sapeva cosa fare . non sapeva cosa dire. non sapeva dove andare. comunque ando'. non conosceva nessuna di quelle cose e nessuna di quelle persone. non sapeva cosa era buono per lei e cosa un pericolo. per questo fini' piu' volte in un buco e piu' volte in una pozzanghera. si senti' anche male. incapace , senza valore. non sapendo il valore di quello che aveva intorno , non conosceva il valore di se'. fu un lungo lungo cammino. raccolse dei fiori che si trasformarono in serpi. e vide dei ratti diventare dei magnifici orsi bruni. infine trovo' una nuova casa. non era cosi' bella, cosi' lucente e vuota , come il castello, ma aveva una finestra che dava sulla strada viva . li vedeva passare cose e persone, animali e bambini, giovani che correvano e vecchi col bastone. poteva scendere quando voleva e poteva chiacchierare con loro. si accorse di non essere poi tanto male quando inizio' a scegliere e a vedere. ogni tanto ancora cadeva in un buco, ma aveva imparato a rialzarsi prima che i vestiti le si inzuppassero tutti e la cosa piu' bella era avere qualche amico per cena, ogni tanto. un giorno diverso dagli altri guardo' il cielo di notte e parlo' con le stelle sue amiche. disse ' non mi puo' succedere niente' e fu cosi' quando ricadde nel buco piu' nero. si mise ad ascoltare la voce del vento e capi' che ogni cosa era data per ritrovare la strada . lascio' la piccola casa e riparti'.

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