E' quella cosa che pur avendola sempre sotto agli occhi, tende a sfuggirmi dalle mani alla prima distrazione. Sono a Vienna per quello che intende essere un corso di danza. La qualita' è molto alta e il nome rispecchia pienamente la sua fama. Ora, parlando di danza, in particolare di improvvisazione danzata, si entra immediatamente nell'ambito della relazione. Perche' infatti non esiste movimento senza relazione. Puo' esistere movimento senza consapevolezza della relazione, ma comunque il movimento (ovvero, la vita) implica necessariamente la relazione tra un qualcosa e un qualcos'altro perche' e' infatti quello l'unico ambito entro il quale un movimento si puo' sviluppare. In una dimensione di movimento del corpo, la relazione immediata prima risulta essere quella con lo spazio / ambiente entro il quale ci si muove. La relazione col tempo che scorre. La relazione con gli altri esseri umani che si muovono all'interno di quello spazio/tempo. Piu' si e' consapevoli di queste relazioni e piu' la nostra percezione non solo si apre, ma cambia e si nutre di maggiori elementi. La consapevolezza della relazione presuppone la possibilita' di mettere in contatto la percezione del nostro mondo interiore con quella del nostro mondo esteriore. Questa cosa che sembra sulla carta assai scontata, in realta' poi nel quotidiano non lo e' cosi' tanto, perche' cio' che accade di frequente e' di essere in due posizioni prevalenti . 1) imbozzolati in se stessi, nei propri pensieri ed emozioni che impediscono il libero fluire con l'esterno 2) totalmente proiettati nel mondo, nell'attivita' del fare, scontattati dalle proprie sensazioni interne, dipendenti dalla risposta dell'esterno. In entrambi i casi si pone una barriera al libero fluire tra interno ed esterno, come una difesa, una guaina che filtra, una calza velata sull'immagine. Rinunciamo spesso alla libera circolazione tra i due mondi interno-esterno, per il nostro sistema di credenze, la nostra non abitudine ad essere presenti a noi stessi e agli altri, le paure, le inibizioni, le vergogne, le 1000 maschere di cui non siamo consapevoli. In una sala di danza, sembrera' assurdo, tutto questo viene messo in gioco. Nella massima rappresentazione, il teatrino ha maggiore possibilita' di svelare la bruttura, come di regalare meraviglia laddove si aprono spiragli di luce che sfuggono per fortuna al nostro controllo. L'incontro tra i due mondi assomiglia molto a quello che dicono dell'incontro tra il maschile e il femminile. L'attivita' e la passivita', la forza e la dolcezza, il dare ed il ricevere. L'otto dell'infinito si compie come la lemniscat che guida la crescita delle strutture organiche in un fluire tra punti opposti. Non avete idea, miei tre cari lettori, di quanta pace mi dia riuscire a trovare un filo comune che lega le mie varie attività apparentemente lontane. La danza come la terapia, come la vita quotidiana, la mia voglia di sapere, l'andare a funghi. Mi da pace sapere che in tutto questo c'e' un senso di continuità e di circolazione.
martedì 6 luglio 2010
acqua calda a scaldare le ferite
E' quella cosa che pur avendola sempre sotto agli occhi, tende a sfuggirmi dalle mani alla prima distrazione. Sono a Vienna per quello che intende essere un corso di danza. La qualita' è molto alta e il nome rispecchia pienamente la sua fama. Ora, parlando di danza, in particolare di improvvisazione danzata, si entra immediatamente nell'ambito della relazione. Perche' infatti non esiste movimento senza relazione. Puo' esistere movimento senza consapevolezza della relazione, ma comunque il movimento (ovvero, la vita) implica necessariamente la relazione tra un qualcosa e un qualcos'altro perche' e' infatti quello l'unico ambito entro il quale un movimento si puo' sviluppare. In una dimensione di movimento del corpo, la relazione immediata prima risulta essere quella con lo spazio / ambiente entro il quale ci si muove. La relazione col tempo che scorre. La relazione con gli altri esseri umani che si muovono all'interno di quello spazio/tempo. Piu' si e' consapevoli di queste relazioni e piu' la nostra percezione non solo si apre, ma cambia e si nutre di maggiori elementi. La consapevolezza della relazione presuppone la possibilita' di mettere in contatto la percezione del nostro mondo interiore con quella del nostro mondo esteriore. Questa cosa che sembra sulla carta assai scontata, in realta' poi nel quotidiano non lo e' cosi' tanto, perche' cio' che accade di frequente e' di essere in due posizioni prevalenti . 1) imbozzolati in se stessi, nei propri pensieri ed emozioni che impediscono il libero fluire con l'esterno 2) totalmente proiettati nel mondo, nell'attivita' del fare, scontattati dalle proprie sensazioni interne, dipendenti dalla risposta dell'esterno. In entrambi i casi si pone una barriera al libero fluire tra interno ed esterno, come una difesa, una guaina che filtra, una calza velata sull'immagine. Rinunciamo spesso alla libera circolazione tra i due mondi interno-esterno, per il nostro sistema di credenze, la nostra non abitudine ad essere presenti a noi stessi e agli altri, le paure, le inibizioni, le vergogne, le 1000 maschere di cui non siamo consapevoli. In una sala di danza, sembrera' assurdo, tutto questo viene messo in gioco. Nella massima rappresentazione, il teatrino ha maggiore possibilita' di svelare la bruttura, come di regalare meraviglia laddove si aprono spiragli di luce che sfuggono per fortuna al nostro controllo. L'incontro tra i due mondi assomiglia molto a quello che dicono dell'incontro tra il maschile e il femminile. L'attivita' e la passivita', la forza e la dolcezza, il dare ed il ricevere. L'otto dell'infinito si compie come la lemniscat che guida la crescita delle strutture organiche in un fluire tra punti opposti. Non avete idea, miei tre cari lettori, di quanta pace mi dia riuscire a trovare un filo comune che lega le mie varie attività apparentemente lontane. La danza come la terapia, come la vita quotidiana, la mia voglia di sapere, l'andare a funghi. Mi da pace sapere che in tutto questo c'e' un senso di continuità e di circolazione.
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